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WUZ - Pino Pelloni PDF Stampa E-mail
Pino Pelloni esce allo scoperto e da impenitente Peter Pan dei giorni nostri, dopo aver giocato a nascondino per tutta la sua vita, decide di svelare ai suoi lettori in pieno outing unodei tanti eteronimi utilizzati in quasi mezzo secolo di scritture: Xavier Wuz.

Perché utilizzare un altro nome? Perché disegnarsi una second life culturale sulle orme di Pessoa? Vale il teorema dellamolteplicit? caratteriale, o meglio esistenziale. Si esiste inpiù modi ma con un unico corpo (e forse con un unico scopo).

Eppure questi modi di esistere non possono essere considerati indipendenti, ognuno di loro è una variabile dell'altro, untratto complementare del quale ci si accorge solo nel momentoin cui uno dei suddetti modi tende a prevalere e adesercitare una spiccata supremazia sull'altro.

E così è come se Xavier Wuz, in altre occasioni Teo Longanesi, Rino Maccari, Bella Cohen e ultimamente Shlomo Zylberman, esistesse veramente e rivendicasse la propria autonomia, tanto da indurre Pino Pelloni a rivelarne l'identit? e dichiararne le fattezze per non esserne travolto. Wuz (che poi è il nome di una rivista culturale, le cui storie di copertina sono il contenuto di questo sulfureo e divertente libricino) altri non è che l’ebreo franco polacco inventato da Pelloni per “mascherare” al meglio il proprio carattere migratorio, eccessivo, eccentrico, paradossale, contraddittorio, dissacrante. Un personaggio dallo spirito libertino e libertario nel suo modo di vedere e vivere la vita. Vita vissuta e scritta in punta di penna, e sempre in modo ironico, sarcastico e pungente. Un ebreo giramondo, che (forse) non è mai uscito dal suo studiolo, che dipinge la realt? e i suoi protagonisti a modo suo, descrivendone i limiti e i paradossi.

Tutto questo, e forse di più, sono Xavier Wuz e i suoi molteplici cloni, eterni eteronomi, creati per e dalla penna di Pino Pelloni. Una penna politicamente scorretta che si palesa attraverso una scrittura seria, autorevole, viziosa, spudorata, leggera, semplice e allo stesso modo complessa. Ed è proprio per queste sue apparenti contraddizioni che si fa amare.

Massimo Panico

 

Pino Pelloni, giornalista e scrittore, vive e lavora a Roma. Critico letterario e teatrale, filmmaker, saggista e storico del Costume. Ha iniziato la sua carriera negli anni ‘70 sulle pagine di Paese Sera.
Ha scritto per Il Messaggero e La Nazione; ha collaborato a numerosi programmi di RaiUno. E’ stato responsabile delle pagine culturali di Playmen, il fondatore del settimanale satirico La Peste e l’ultimo direttore del guareschiano Candido. Attualmente dirige l’agenzia giornalistica com.unica.

Testi rappresentati e libri pubblicati: Non sorridono così anche le gru (1986,Premio Paolo Stoppa), La paura mangia l’anima (1982, dedicato al teatro di Fassbinder), Goldoni postmoderno (1987), Le donne di Pedro Almodovar (1992) Il cinema di nascosto(1994) e Teatrino italiano (2003).

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