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Transgender oggiTempi burocratici ristretti e standard di qualità : è Genova la capitale per chi vuol cambiare sesso.
GENOVA Un circolo virtuoso che vede unite in un patto di collaborazione la struttura giudiziaria, quella sanitaria e le associazioni, da alcuni anni ha trasformato Genova nella meta prediletta per uomini e donne che vogliono cambiare sesso.
Il primato che può vantare il capoluogo ligure (solo Torino e Trieste offrono standard simili) è sintomo di una sensibilità istituzionale importante per il rispetto dei diritti in un ambito in cui pregiudizi sociali o religiosi possono influenzare l' applicazione delle leggi. Per dare un'idea del fenomeno basti dire che al Disem, il Dipartimento di Scienze Endocrinologiche e Metaboliche dell'Università , vengono attualmente seguite 270 pazienti. Di questi 200 sono uomini che vogliono diventare donne, mentre per 70 il processo è quello inverso.

In estrema sintesi ciò che accade a Genova è questo: tempi ristretti, standard di qualità e percorsi pubblici, per ottenere i nullaosta giudiziari, visite e terapie anche questi in un arco temporale contenuto. “Effettivamente - spiega il giudice Mazza Galanti - dopo esserci documentati, aver approfondito in vari modi la tematica, riusciamo a dare di norma una risposta in tre mesi. E' inutile sottolineare che per il richiedente l'attesa è particolarmente penosa perché comporta difficoltà di natura relazionale e comprensibile stress”. Il Tribunale di Genova tratta in genere una dozzina di casi all' anno. A Genova il protocollo seguito è quello internazionale Wpath che prevede la figura dello psichiatra, preferito dalle associazioni di transgender rispetto al protocollo italiano Onig che contempla invece sedute di psicoterapia.

“In realtà anche il protocollo italiano è buono - spiega il professor Ferone che è segretario della Società italiana di Andrologia - ma il problema è che si presta a deviazioni da parte di soggetti dubbi che dirottano i pazienti su strutture private. A Genova abbiamo raggiunto standard qualitativi apprezzati anche dai pazienti che sempre più spesso arrivano da fuori regione”.

(da Repubblica.it)

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